La povertà, oggi, non è più solo una questione di reddito insufficiente. Sempre più spesso, alla mancanza di mezzi materiali si affianca un disagio più profondo, fatto di solitudine, fragilità psicologica e perdita di speranza. È su questo intreccio delicato che si concentra il nuovo rapporto di Caritas Italiana, “La povertà in Italia 2025”, con uno sguardo particolare sul focus tematico “Fragili equilibri”, dedicato al legame tra povertà economica e salute mentale.
Il report, basato sui dati raccolti in 3.341 Centri di ascolto e servizi Caritas sparsi sul territorio nazionale, fotografa le principali forme di intervento: il 75,4% riguarda l’erogazione di beni e servizi materiali, il 9,4% l’accoglienza abitativa, il 6% l’ascolto attivo, il 4,7% il sostegno socio-assistenziale e l’1,5% interventi di tipo sanitario.
Accanto a questi numeri, emergono con forza due problematiche sempre più diffuse: il problema casa, che riguarda il 33% delle persone accolte, e la vulnerabilità sanitaria, con particolare riferimento alla salute mentale, che coinvolge il 15,7% degli assistiti. Un filo invisibile, ma reale: povertà e salute mentale
Il focus “Fragili equilibri” approfondisce il circolo vizioso che lega disagio economico e fragilità psichica. L’esperienza sul campo dimostra come l’instabilità economica generi ansia, insicurezza cronica, depressione. Allo stesso tempo, i disturbi mentali rendono più difficile lavorare, relazionarsi, cercare aiuto.
Sono due fragilità che si intrecciano e si alimentano a vicenda, spesso in silenzio.
Per dare voce a questo legame silenzioso ma reale, la Caritas di Tempio Ampurias ha scelto di raccontare la storia di Elio (nome di fantasia), un uomo seguito da tempo in un percorso condiviso tra i servizi Caritas e il Centro di salute mentale del territorio.
Elio viveva in una condizione di forte fragilità, segnato da un passato difficile e da un presente precario. Ma grazie alla sinergia tra operatori sanitari e volontari Caritas, è stato avviato per lui un percorso integrato: accoglienza, sostegno psicologico, orientamento, aiuto materiale.
Non è stato semplicemente “preso in carico”, ma accompagnato nel tempo, con pazienza e fiducia. Oggi Elio prosegue il suo percorso terapeutico, collabora con piccoli lavori all’interno della Caritas, e continua a cercare – un passo alla volta – un nuovo equilibrio.
La sua è una storia ordinaria, ma preziosa. È la prova concreta che una rete che funziona può diventare rete di salvataggio: ascolta, sostiene e rilancia.
Non abbiamo soluzioni immediate per risolvere il problema della salute mentale, ma possiamo accompagnare con dignità. E possiamo affidarci a Dio, perché solo con uno sguardo più grande e condiviso possiamo prenderci cura delle fragilità invisibili che abitano le nostre comunità.
